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Andy Warhol a Taormina


La mostra, curata da Giuseppe Stagnitta e Serena Dell’Aila con la consulenza scientifica dello storico dell’arte Anna d’Elia e lo psicologo dell’arte Alberto Angelini, documenta la grande forza comunicativa della personalità più ecclettica e importante dell’arte del ‘900: Andy Warhol.

La mostra verrà inserita nel cartellone 2015 di Taormina Arte e sarà inaugurata nella settimana di Pasqua 2015, durante l’apertura della stagione turistica di Taormina, e si concluderà nell’ultima settimana di giugno immediatamente dopo la chiusura del Festival del Cinema di Taormina.

Le opere esposte saranno 20, provenienti prevalentemente da quell’intenso collezionismo che testimonia la grande fortuna riscossa dall’artista, e in particolare dall’ambiente più esclusivo della moda e del jet set internazionale (dalla nota Camphell’s Soup alla celebre Marilyn Monroe e Mao, da Man Ray al Che Guevara e Liz Taylor per citarne alcuni…). Nello stesso tempo l’esposizione proporrà quella celebrazione di “cose”, “persone” e “simboli” ricorrenti nella business art di Andy Warhol (dando un taglio all’esposizione strettamente “analitico” che si concentrerà più sulla personalità dell’artista) che lo hanno reso forse il più famoso artista dell’era contemporanea: i manifesti dei suoi film, le copertine dei dischi tra cui quelle dei Rolling Stones, Lou Reed, alcuni abiti da lui disegnati, le sceneggiature dei suoi cortometraggi più importanti, lettere, interviste e i famosissimi e rappresentavi della sua poetica gli autoritratti video; ci sarà anche una proiezione di un suo lungometraggio e numerose foto che lo ritraggono nella famosa “Factory”.

Fama, notorietà, moda, fungono da agenti scatenanti per i prodotti d’arte, piuttosto che opere, intuiti e realizzati dal manager/artista Warhol. Prodotti in cui l’unicum artistico è sublimato nella forza violenta e dirompente della serigrafia, la silkscreen che concede la riproducibilità di una matrice e originali che rimangono tali ma soprattutto in veste di strumenti di comunicazione. Una produzione seriale di oggetti/soggetti quotidiani, decontestualizzati e resi accessibili al grande pubblico grazie alla loro immagine/icona che non richiede più interpretazioni o letture che sempre hanno indirizzato – limitandola – la visione dell’opera d’arte verso spettatori preparati. L’arte di Warhol è così resa comprensibile perché nata da quanto il periodico di pettegolezzi e l’attualità in genere ci propongono con insistenza: beni di consumo impressi, riportati su tela e carta.

I ritratti di alcuni tra i più famosi vip del jet set internazionale testimoniano il periodo “mondano” e glamour intrapreso da Andy Warhol durante il quale all’artista vennero commissionati ritratti da ogni parte del mondo e dalle più disparate categorie sociali di personaggi, purché facoltose (“Pittore di corte degli anni settanta” è come il critico Robert Rosenblum definisce Warhol).

L’evolversi delle attitudini comunicative, virtuali e non, ha confermato con il trascorrere dei tempi la funzionalità – a tratti subliminale – delle scelte estetiche e stilistiche della produzione made in Warhol in relazione al potere persuasivo dell’immagine. Un potere sempre più inevitabile, elemento primario all’interno di tutti i contesti sociali e sociologici in cui Warhol comunica, suggestiona, trasmette i suoi voleri e le sue tecniche e citazioni.

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